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Allarme Clima? Sì, No, Forse. Se il Realismo Climatico ridimensiona il problema della Crisi Ambientale

Le Ideologie che stanno dietro le forme odierne di negazionismo climatico hanno basi scientifiche, ma più che mirare a screditare le teorie dell’allarmismo climatico, costruiscono una modalità subdola di proporre una verità alternativa

Negare un fatto che viene evidenziato dai maggiori organi istituzionali come reale è un diritto sancito nei paesi civilizzati, ma quando sfocia in una sorta di focolaio di idee che vanno contro un’ideologia, piuttosto che contro l’evidenza di fatti realmente accaduti, ecco che entra n gioco il negazionismo. Tale forma di “remare contro” è sfociata, come si legge nella storia, anche in occasione di vicende che hanno coinvolto milioni di persone – vedi Olocausto o Covid-19 – per rimanere ai giorni nostri.

Le correnti negazioniste e il valore di un’opinione “contro”

Cosa ci sia dietro le idee che portano allo sviluppo di una teoria che vede sbriciolare le analisi e le prove di una importante fetta della comunità intellettuale e scientifica è tutt’ora oggetto di studio. Se è reale un fatto – potrebbe essere reale anche il suo contrario – ma ciò che rende il negazionismo un valore indiscutibile in termini di influenza sul piano storico è la presenza numerica. Come ogni corrente, infatti, essa si gioca in primo luogo sul numero confaciente di individui che condividono talune forme ideologiche. Ciò che viene sostenuto da un numero consistente di persone ha sempre un valore, di qualunque genere esso sia. Viceversa, ciò che viene rappresentato da un numero esiguo di soggetti, estingue il suo valore nel qual caso il suo reale riscontro o vantaggio per la comunità non venga chiaramente identificato da altri.

“Non importa quanto grande sia la tua opinione, ma quanto essa possa reggere al confronto con opinioni diverse.”

Gli studi e le analisi che accompagnano una teoria negazionista possono essere di qualunque tipo, tuttavia le forme attuali di negazionismo climatico fondano le proprie radici su qualcosa di prettamente scientifico, in una sorta di contro-ordine rispetto a quello che le maggiori fonti ufficiali di notizie sull’ambiente annunciano ormai da anni. Ovvero che esistono dati allarmanti sull’effetto dell’inquinamento causato dall’uomo. Citando l’articolo Climate “Realism” Is the New Climate Denial di Stella Levantesi e Paolo Corsi, disinnescare l’allarmismo potrebbe essere diventata una nuova forma di negazionismo, più tenue ma con le medesime finalità delle correnti che vivevano agli albori delle forme di negazionismo, già in auge prima della nascita di una coscienza civile nelle comunità.

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La sensibilità comune verso le tematiche legate all’ambiente: lavorare sul terreno fragile di certezze poco consolidate

Ed ecco che negare l’evidenza non è altro che ridimensionare un rischio, un pericolo, la gravità di un fatto, ma sotto altre spoglie. C’è di fatto, però, che, in particolar modo nella fattispecie delle questioni ambientali, la componente di ricerca scientifica e una diffusione non ancora omogenea di una cultura di massa sensibile a queste tematiche – come accade per esempio nel settore delle catastrofi ed eccidi provocate per mano umana – hanno consentito l’insinuarsi senza troppi intoppi di queste (legittime) contro-teorie all’interno dell’opinione pubblica.

Creare un ecosistema di teorie finalizzate alla riparazione di presunti danni provocati dalla diffusione di altre teorie significa esprimere un’opinione al fine di distruggere teorie altrui, aldilà della loro effettiva inadeguatezza

Oltre a Greta Thunberg, paladina dell’allarme climatico, abbiamo quindi personalità come Naomi Seibt – youtuber – che avverte il proprio pubblico che alla posizione opposta all’allarmismo climatico non c’è il “cattivo” negazionismo, ma il “buon” realismo, che con il suo lavoro pragmatico ci riporta alla verità dei fatti. In altre parole che, sì, certamente, bisogna prendere atto dei grandi cambiamenti che stanno coinvolgendo l’ambiente e l’uomo come proprio prodotto, ma che alcuni fatti sono riportati in maniera distorta, sfatando alcune importanti teorie sulla crisi ambientale, come il surriscaldamento globale e l’inquinamento derivato dai combustibili fossili.

Un proverbio di origine medievale affermava: “Excusatio non petita, Accusatio manifesta”, che in italiano significa “scusa non richiesta, accusa manifesta”. Creare un ecosistema di teorie finalizzate alla riparazione di presunti danni provocati dalla diffusione di altre teorie significa esprimere un’opinione al fine di distruggere teorie altrui, aldilà della loro effettiva inadeguatezza. Ne consegue in tal senso una versione distorta ed emotiva dell’espressione dei propri pareri e giudizi, che pare gettare le basi per la propria ragione d’essere sulla contestazione di un fatto, piuttosto che su un’analisi oggettiva della situazione nel suo contesto complessivo. Scusarsi – senza che questo venga richiesto – per gli errori di qualcun altro – o propri – potrebbe nascondere la prova evidente delle proprie colpe.

La scienza chiamata a testimoniare: le basi del realismo climatico

In un’epoca in cui un’informazione più libera ha dato luogo ad una nuova modalità di conformismo etico, proclamarsi negazionisti è diventato impopolare, ma sarebbe più coraggioso. In fin dei conti la negazione di un’idea di massa, se è ben supportata da un credo autentico o da teorie di comprovata validità, perchè dovrebbe essere scartata a priori?

La questione è che nel caso specifico del negazionismo climatico, a cui fa vece il realismo climatico, sono talune ricerche scientifiche che, fondamentalmente, creano le basi per una confutazione credibile dei fatti contestati dal cosiddetto allarmismo climatico. E’ la scienza che in questo caso viene chiamata a testimoniare, al contrario di forme di negazionismo apparse, per esempio, per annebbiare le prove dell’esistenza dell’Olocausto, che mettono in campo soprattutto tattiche meno politically correct come Teorie del Complotto o Cherry Picking. Tuttavia nelle forme più aggressive di realismo climatico il succo è il medesimo, perchè è racchiuso nella lotta contro un’idea e non nella creazione di un’idea alternativa.

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