Il Green Thinking quasi un decennio dopo: il lungo sonno delle coscienze

In principio fu il pensiero verde a scuotere le idee: quello che negli anni ’80 era fautore di un messaggio ecologico e solidale con la natura. Ma pensare all’ambiente non è il solo messaggio che arrivava dai movimenti underground ecologisti

Verde scuro o verde chiaro. Comunque verde. Greenthousand l’ha voluto celebrare, molto tempo fa, con un articolo che cercava di definire quello che in ogni caso era una tendenza dirompente nella creazione della corrente ecologista che ha imperversato negli anni ’80. Ma ancora di più – quando il verde non ha avuto niente a che fare con l’ambiente – ha formato generazioni di contestatori e soprattutto generi di arte e slang underground. Non a caso nei momenti di grande rinascita culturale la palette dei verdi è ancora quella che fa scuola: nei dettami del colore dell’anno di Pantone e nelle sfilate di moda.

Greenery, colore Pantone per l’anno 2017. Credits Pantone

Dal protocollo di Kyoto al baluardo di scelte anticonformiste

Il protocollo di Kyoto, come accaduto in precedenza negli anni ’80, ha contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’ambiente. Ha anche suscitato una certa curiosità da parte del pubblico non anglofono riguardo all’uso del termine “Green”. Le possibili combinazioni con altre parole hanno dato luogo a nuovi significati. Come spesso accade con i fenomeni che lasciano il segno nell’immaginario e nella vita quotidiana delle persone, anche il termine green ha subito diverse interpretazioni e utilizzi, sia da parte degli esperti del settore che nella lingua parlata della vita quotidiana.

Ragazzino skater verde ispirato a Fink, che cavalca la sua lingua con le ruote attaccate.

Irruento e anticonformista più di qualsiasi colore, violento più del rosso, il verde ha lasciato uno strascico nella storia e nei comportamenti. Sinonimo di lusso nella versione Velvet, di scoperta e speranza nelle sue nuances più brillanti e naturali. Adesso che l’allarme clima è ancora più perturbante dell’Intelligenza Artificiale, nessuno sa chi dei due “problemi” riuscirà prima a introiettare l’altro. Però, a distanza di diversi anni, il Green Thinking insegna ancora molte cose. È divenuto una bandiera di scelta consapevole, di un territorio – quello della sostenibilità – che ha preso piede in modo ancora più incisivo in una società del benessere sempre (ancora) orientata all’ostentazione e all’edonismo. Sopraffatta dagli stessi problemi di diseguaglianza civile che affliggevano il mondo secoli fa.

“Green” in alcune parti del mondo può voler dire anche “when somebody is hatin or bein wrong”, ovvero quando qualcuno ha torto oppure disprezza qualcosa.

Pensiero Verde e altruismo

Da un articolo di ricerca pubblicato nel 2020 si evince che il potere degli individui di pensare e sentire per l’ambiente influenza i consumatori, guidandoli verso l’acquisto di prodotti – anche quando questi prodotti sono offerti a un prezzo più alto – quando credono che abbiano prestazioni rispettose dell’ambiente. Il pensiero verde implica una consapevolezza della nostra connessione con il mondo naturale e una riflessione sui danni involontari che possiamo causare all’ambiente nella nostra vita quotidiana. I pensatori verdi spesso agiscono con prudenza, considerando l’aumento recente delle preoccupazioni ambientali.
Anche i valori affettivi degli individui sembrano esercitare un’influenza significativa sulle scelte e sull’adozione dei prodotti. L’altruismo è un tratto ben consolidato degli individui studiati nella ricerca. In particolare, l’altruismo nei confronti dell’ambiente vi è stato integrato per esplorare come questo sentimento possa influenzare le decisioni ambientali degli individui. Il senso di giustizia e di quanto dovrebbe essere fatto per il bene generale della società e degli altri si riflette quindi nelle caratteristiche altruistiche degli individui.

La nave di Greenpeace “Arctic Sunrise”, arrivata il 19 febbraio alle Isole Canarie, inizia un tour in Spagna il 22 febbraio 2005. (Foto di SAMUEL ARANDA / AFP) (Foto di SAMUEL ARANDA/AFP via Getty Images)

Un cammino con pochi bagagli e molte idee

Una complessità di abitudini di consumo sempre più indecifrabile per essere racchiusa in una tendenza, ma comunque segnata dagli ultimi fatti che hanno riscritto le pagine della storia politica mondiale del ventunesimo secolo. Il Green Thinking appare ora come una strada lastricata da buone intenzioni ma piena di avversità e poco praticabile. Tuttavia conserva la sua natura sovversiva e indipendente, non ne ha perso neanche un po’ dai tempi delle manifestazioni di Greenpeace nei mari del mondo. Dall’ecologismo di massa ha ereditato il metodo empirico del “meglio poco ma buono”. Dalle prese di posizione delle forze politiche il pragmatismo. Dai tempi contemporanei, pieni di incertezza per quello che verrà, una strana voglia di leggerezza.

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Immagine di copertina: Pexels

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