Chi ha paura della periferia? | La ridefinizione dei confini territoriali per favorire una distribuzione equa dei servizi

Al Sustainable Economy Forum 2018 si è discusso anche delle distanze spesso incolmabili tra zone differenti di uno stesso paese e di come esse contribuiscano a rendere meno fattibile la realizzazione di un nuovo modello economico

Economia e sfruttamento controllato delle risorse ambientali: quando?

Un futuro più sostenibile (per tutti) è possibile? Se ne è parlato al Sustanaible Economy Forum 2018, patrocinato dalla Comunità di San Patrignano e Confindustria. Il Forum, al quale hanno partecipato oltre 60 relatori nazionali e internazionale, ha sviluppato con tavole rotonde, approfondimenti e dibattiti, il tema dello sviluppo sostenibile e responsabile. Affrontare queste tematiche oggi appare più che mai importante e rappresenta una fonte di ispirazione e modus operandi per il progresso dei sistemi economici attuali.

La Green Economy, ovvero l’economia che prevede uno sfruttamento controllato delle risorse ambientali e una più equa distribuzione dei beni, potrà quindi divenire una realtà tangibile dalla grande maggioranza degli abitanti del pianeta in un futuro poco distante. Per ora grandi passi sono stati fatti nel concepimento di strategie che mirino alla soddisfazione di un benessere collettivo, ad un utilizzo “circolare” dei beni a disposizione e allo sviluppo di tecnologie che migliorino il rapporto tra uomo, paesaggio e lavoro.

Questa modalità di fruizione dei servizi (e quindi delle opportunità di inclusione in una economia globale) centro-riferita viene sovente replicata per un effetto “cascata” anche su larga scala, nel resto del territorio regionale e nazionale

Il ruolo dello sviluppo verticale delle città nell’esclusione delle zone periferiche dallo sviluppo del paese

A questo proposito il Forum del 12 e 13 aprile ha discusso di un argomento chiave per una distribuzione più capillare delle opportunità tra le diverse fasce sociali. Si tratta della riorganizzazione delle metropoli e delle zone limitrofe, che ancora oggi vengono sviluppate perlopiù in modalità “verticale”. Questo tipo di assestamento contempla una progressione sempre più incisiva dei servizi nell’area centrale della città, a discapito delle zone periferiche, ancora relegate in larga maggioranza ai ceti meno abbienti.

Questa modalità di fruizione dei servizi (e quindi delle opportunità di inclusione in una economia globale) centro-riferita viene sovente replicata per un effetto “cascata” anche su larga scala, nel resto del territorio regionale e nazionale. La conseguenza più immediata dopo l’esclusione sociale dei cittadini che abitano nelle periferie remote, è uno sfavorevole utilizzo delle risorse che ogni ambito di paesaggio può offrire, con pesanti ripercussioni sull’economia dell’intero paese.

Questa lacuna, che riguarda le realtà territoriali periferiche su scale e valori diversi – a livello urbano, regionale o nazionale – produce un risultato che lo stesso Prezioso definisce come sintomo di una perdita non solo economica, ma soprattutto di tipo sociale, a livello globale

Alla tavola rotonda del 12 aprile, per la tematica “Città sostenibili” è intervenuto Ambrogio Prezioso, presidente dell’Unione Industriali Napoli. Prezioso ha denunciato la mancanza di un’azione di “sistema” nella gestione delle opere pubbliche in una città come Napoli, che coinvolga insieme enti di partenariato, pubblici e privati. Questa lacuna, che riguarda le realtà territoriali periferiche su scale e valori diversi – a livello urbano, regionale o nazionale – produce un risultato che lo stesso Prezioso definisce come sintomo di una perdita non solo economica, ma soprattutto di tipo sociale, a livello globale.

Ambrogio Prezioso spiega che si tratta di un arretramento dello sviluppo che concerne tutti gli aspetti più sensibili dell’evoluzione di una civiltà. Infine lancia un dato a conferma della posizione arretrata delle periferie rispetto al centro urbano: nel mondo, oggi, circa l’80% del Pil viene prodotto nelle metropoli. Nel 1950 questo valore scendeva al 30%.

I strumenti per lo slittamento dei servizi dal centro urbano alla periferia | Modificare la configurazione delle città per accorciare le distanze

Oltre ad una sensibilizzazione sui temi della sostenibilità di tutti gli attori coinvolti nella gestione delle opere pubbliche (e sulla creazione di obiettivi che riescano ad essere attrattivi per chi investe), anche le tecnologie che aiutano la mobilità sono indispensabili per lo slittamento dei servizi dal centro urbano alla periferia. Sergio Solero, presidente di BMW Italia, nel suo intervento alla tavola rotonda promuove una diffusione sempre più ampia della Sharing Economy, anche attraverso la condivisione del mezzo di trasporto come accade nel Car Sharing, sottolineando l’importanza di agire in maniera incisiva sulle abitudini dei consumatori.

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L’auspicio è quello di modificare, grazie alla tecnologia ed a una corretta gestione politica delle risorse, gli ambiti di paesaggio destinati alla deriva e declinare i problemi che derivano da una massiccia urbanizzazione in opportunità per tutti i cittadini. Del resto questo sarà un tema di dibattito anche nel World Built Enviroment Forum di Londra il 23 e il 24 aprile. Lo studio del rapporto tra paesaggio e uomo e la geopolitica guidano il progresso tecnologico che convoglierà le economie mondiali verso un accorciamento delle distanze materiali tra domanda e offerta, che si traduce in una nuova configurazione delle città e delle zone periferiche.

L’intelligenza artificiale è un gioco da esseri viventi. La biologia delle macchine spiegata da Kevin Kelly nel 1996

Il fondatore di Wired più di venti anni fa aveva analizzato nel suo libro i sistemi biologici da cui l’uomo prende ispirazione per creare macchine intelligenti. Nella civiltà del futuro la distinzione tra naturale e artificiale sarà sempre più sottile

La tecnologia nella civiltà neobiologica | Le macchine con competenze ispirate agli esseri viventi

Cosa ci ha lasciato la tecnologia da quando è entrata nelle nostre vite? Non molto di nuovo rispetto a quanto il meccanismo della vita aveva già configurato, a quanto pare. Il fondatore di Wired, il quotidiano americano di informazione scientifica avveniristica, già nel lontano 1996 profetizzava la nascita di una civiltà neobiologica, nella quale le macchine progettate dall’uomo saranno sempre meno distinguibili dalle forme di vita. A parlarne adesso, con l’exploit dell’intelligenza artificiale che si insinua nelle abitudini quotidiane delle persone, pare quasi una previsione scontata. Ma di scontato ha ben poco.

La civiltà neobiologica di cui parla Kelly ha come filo conduttore la vittoria della biologia sulla macchina, che come un flusso senza inizio né fine porta via con sé tutto quello che trova sulla sua strada

Nel libro che Kevin Kelly pubblicò, “Out of Control. La nuova biologia delle macchine, dei sistemi sociali e del mondo” si parla di una tecnologia che per crescere ha bisogno dell’intelligenza della biologia. La logica di “Bios”, ovvero l’intelligenza della vita, è qualcosa di molto complesso che aiuta la tecnologia a imparare alcune funzioni esclusive degli esseri viventi: la capacità di autoriprodursi, di autoripararsi, di evolvere e di apprendere. Il trasferimento di tali competenze sarà necessario perchè l’uomo ha creato sistemi sofisticati di intelligenza artificiale, che per essere veramente utili, dovranno essere dotati della parvenza del miracolo della vita.

Tecne e Bios insieme per una nuova forma di intelligenza

D’altronde fin dagli albori della civiltà l’uomo si rifaceva ai sistemi naturali per capire il mistero dell’esistenza di ogni cosa. Poi sono nate le macchine, è nata la tecnologia, la logica di “Tecne” ha creato sistemi complessi che spesso hanno sostituito l’intelligenza umana nello svolgimento di alcuni compiti. La bioingegneria ha modificato alcuni processi vitali. Ma nel prossimo futuro sarà necessario il procedimento inverso, ovvero quello che trasferisce il sapere biologico a quello artificiale. Le macchine, sempre più complesse, saranno più vicine ad un metodo di “funzionamento” proprio degli organismi viventi. Allo stesso tempo ciò che è biologico subirà forme sempre più sofisticate di ingegnerizzazione. La civiltà neobiologica di cui parla Kelly ha come filo conduttore la vittoria della biologia sulla macchina, che – come un flusso senza inizio né fine – porta via con sé tutto quello che trova sulla sua strada.

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La natura, così duramente sfruttata dall’uomo, avrà la sua rivincita nel lungo periodo. Anche l’intelligenza artificiale dovrà piegarsi alle leggi che governano la vita sulla terra, probabilmente connesse con le stesse che hanno ragione di esistere anche nell’universo. Il modello economico tradizionale, come spiega il fondatore di Wired nel libro, ne verrà profondamente intaccato, così come il modo di captare e produrre innovazione. Come viene ricordato nel saggio di Kelly, la natura non è solo una banca dati di geni e ed ecosistemi da preservare, è preziosa per trarre testimonianze, paradigmi e teorie. Distruggere le sue traccie, così come le tracce delle civiltà che ne hanno tratto significato, equivale a distruggere una possibilità di capire dove siamo e dove stiamo andando. Dunque Il futuro che la civiltà neobiologica ci prospetta non fa più paura a chi aveva paura delle macchine, ma forse farà paura a chi teme l’imprevedibilità della vita.

Donne e lavoro | Le opportunità che offre la rivoluzione digitale a chi sa adeguarsi alla nuova flessibilità

A distanza di un giorno dalla Festa Internazionale della Donna si sta celebrando da qualche tempo un altro avvento, quello della tecnologia 4.0 nel mondo del lavoro. Le donne e i giovani possono farsi strada nella giungla della precarietà con l’aiuto dei strumenti che apporta la rivoluzione digitale

 

 Occupazione e mondo del digitale | Segnali favorevoli per donne e giovani

La tecnologia nel mondo del lavoro non spaventa più come prima. Adesso, grazie ai numerosi posti di lavoro che crescono ogni giorno nel settore del digitale, il lavoratore precario si affaccia con meno timore nel mercato dell’occupabilità. Anche chi non ha una laurea, requisito previdenziale in genere per chi si candida come lavoratore 4.0, ora può contare su le opportunità che offre questa nuova struttura del lavoro. In Europa come Italia, la tecnologia ha creato flessibilità, che prevede una maggiore precarietà ma anche una gestione più liquida dell’impegno lavorativo.

L’osservatorio Startupper’s Voice ha evidenziato il fatto che oggi il 40% percento delle start up italiane non è riuscito a trovare figure adatte ai profili professionali ricercati nel settore del digitale

Come confermano i recenti dati Ocse, la rivoluzione digitale avrà un impatto molto potente su tutte le tipologie di lavoratori, ma in particolare su alcune categorie che finora hanno combattuto con le magagne di un lavoro troppo “flessibile” e che ora vedranno ribaltarsi questa condizione in favorevole: i giovani e le donne. L’osservatorio Startupper’s Voice ha evidenziato il fatto che oggi il 40% percento delle start up italiane non è riuscito a trovare figure adatte ai profili professionali ricercati, ovviamente nel settore del digitale. Nel rapporto Ocse Going Digital: the future of work for women, la flessibilità sarà un alleato valido nel lavoro delle donne. Flessibilità significa maggiore autonomia nella scelta di luoghi e orari di lavoro e una diminuzione del divario retributivo tra uomini e donne laddove esiste questa opportunità. Unico neo: aumento della precarietà e una scissione meno netta tra vita privata e lavoro.

Con l’avvento di nuovi strumenti per lavorare se ne introducono altri che ammortizzano la disoccupazione creata nel breve termine, come l’abbassamento dei prezzi di beni e servizi grazie alla collaterale diminuzione dei costi di produzione

L’automazione tra i protagonisti della rivoluzione digitale

Per quanto riguarda il tanto temuto mostro dell’automazione, che vede protagonista l’Intelligenza Artificiale, non ci saranno invece particolari deflessioni nel tasso di occupazione tra le donne. Questo, ovviamente vale anche per tutte le altre categorie di lavoratori. Come spiega il rapporto Ocse, la tecnologia si adegua alle abitudini umane più lentamente di quanto si possa immaginare. Con l’avvento di nuovi strumenti per lavorare se ne introducono altri che ammortizzano la disoccupazione creata nel breve termine, come l’abbassamento dei prezzi di beni e servizi grazie alla collaterale diminuzione dei costi di produzione. Insomma, si tratta di un meccanismo già rodato nel corso dei secoli che porterà a nuovi equilibri.

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Se la rivoluzione digitale sarà gestita in maniera efficiente dalle politiche coinvolte, sarà una vera e propria rivoluzione anche nel mondo del lavoro al femminile

I benefici nel lungo periodo | Opportunità nel mondo del lavoro al femminile

Anche le mamme di adesso potranno ringraziare l’IT Technology, perchè chi nascerà in questo millennio potrà avere nei prossimi venti anni enormi benefici dalle tecnologie sperimentate ora dal lavoro digitale, in termini di tasso di occupazione e qualità dell’ambiente lavorativo. Il 65% dei bambini che inizia ora un percorso scolastico svolgerà dei lavori che oggi non esistono. Se la rivoluzione digitale sarà gestita in maniera efficiente dalle politiche coinvolte, sarà una vera e propria rivoluzione anche nel mondo del lavoro al femminile, in modo tale da promuovere l’integrazione delle nuove tecnologie nella quotidianità della lavoro e fare in modo che questa risulti un’opportunità per tutti, uomini, donne e soggetti svantaggiati. Nel frattempo, ogni donna, nel suo piccolo, può iniziare a guardare con occhi fiduciosi il futuro che ci daranno le macchine.

 

 

 

La Transizione Ecologica guida la Green Economy | Da Giraud a Macron nuove prospettive per il futuro dell’economia sostenibile

La crisi mondiale che ha colpito i consumi ha messo a dura prova il sistema economico attuale. Tra gli obiettivi della Green Economy c’è la Transizione Ecologica, che guida le potenze economiche verso un riforma epocale e ristabilisce un equilibrio nello sfruttamento delle risorse ambientali

 

 L’economia verde non decolla tra le priorità dell’Europa | L’ecologia e il paradigma del modello economico attuale

La Green Economy stenta a prendere piede in Europa e tra le potenze economiche occidentali. La rivoluzione verde, nonostante i buoni propositi messi in piazza alle reunion del consiglio europeo, non decolla. Perchè pare che gli interessi del modello economico attuale, in cui vige il paradigma “più risultati con meno sforzi” non collimino con quelli ecologici, in cui i benefici e i vantaggi devono essere necessariamente distribuiti in maniera equa, perchè l’ambiente è un organismo che non consente né vinti, né vincitori, solo attori che interpretano ruoli a rotazione.

Questo sistema applicato all’economia odierna mette in atto una ridistribuzione omogenea dei beni e del credito, in cui, come si deduce dalla teoria di Gaël Giraud nel libro “Transizione ecologica”, il credito viene considerato un mezzo e non una finalità per realizzare un cambiamento a vantaggio di tutti

Un nuovo modo di fare economia | La transizione ecologica come arma per la Green Economy

In ecologia, da cui è tratto il metodo operativo della Green Economy, gli equilibri vengono creati e distrutti in continuazione per creare una sintesi perfetta tra beneficio e rischio, causa ed effetto. Questo sistema applicato all’economia odierna mette in atto una ridistribuzione omogenea dei beni e del credito, in cui, come si deduce dalla teoria di Gaël Giraud nel libro “Transizione ecologica”, il credito viene considerato un mezzo e non una finalità per realizzare un cambiamento a vantaggio di tutti. Eppure l’innovazione tecnologica e politica in grado di condurre l’Europa e le altre potenze economiche mondiali verso una cultura dei consumi più consapevole non può trascendere da una riforma ecologica. Dopo il tracollo degli ultimi 8 anni, l’economia mondiale sta cercando e ritrovando pian piano un nuovo equilibrio. Proprio in questo momento di rinascita la transizione ecologica di cui parla Giraud sarebbe ideale per iniziare a pensare ad un nuovo modo di fare economia.

Per Macron, già ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale dal 2014 al 2016, la rivoluzione ecologica non è affatto scollegata dalle problematiche sociali che affliggono l’Europa in questi ultimi anni, come le ondate migratorie e il terrorismo

Il programma per l’ambiente e la transizione ecologica di Macron

Di transizione ecologica parla anche Macron nel suo “Programma per l’ambiente e la transizione ecologica”, articolato in sei capitoli che comprendono le misure da adottare per applicare un cambiamento che dirotti ad un’economia verde. Per Macron, già ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale dal 2014 al 2016, la rivoluzione ecologica non è affatto scollegata dalle problematiche sociali che affliggono l’Europa in questi ultimi anni, come le ondate migratorie e il terrorismo. C’è chi parla di utopie lontane da una realizzazione concreta, perlomeno nell’immediato, ma le teorie di Macron sono perfettamente in linea con una idea di economia attuale, che necessita in tempi brevi di riforme consistenti in cui l’ambiente sia concepito come contenitore di paesaggio, uomini e tecnologia ugualmente importanti nella produzione e circolazione dei beni.

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Probabilmente proposte come questa vedranno la luce tra qualche anno, in una previsione più realistica tra diversi decenni, ma la transizione ecologica avrà una portata pari a quella della rivoluzione industriale avvenuta nel XIX, come spiega anche Giraud

La rivoluzione ecologica ribalta le politiche di produzione | Le previsioni di Gaël Giraud

Per mettere sotto osservazione gli obiettivi di questa enorme rivoluzione è sufficiente fare l’esempio, semplice e concreto, dell’introduzione di un bonus per incentivare la compravendita di elettrodomestici durevoli e penalizzare quella di prodotti realizzati per essere gettati nella spazzatura dopo pochi anni di utilizzo. Un’azione di questo tipo vorrebbe dire ribaltare le politiche di produzione dei maggiori brand presenti sul mercato, le strategie di business che vanno per la maggiore e le abitudini dei consumatori.

É una rivoluzione radicale che ha bisogno di tempo e di qualche sacrificio per essere attuata. Probabilmente proposte come questa vedranno la luce tra qualche anno, in una previsione più realistica tra diversi decenni, ma la transizione ecologica avrà una portata pari a quella della rivoluzione industriale avvenuta nel XIX, come spiega anche Giraud. Quando avverrà, termini come “commercio equo e solidale”, “green thinking” e la tanto bistrattata Green Economy non saranno concepiti solamente come un retaggio di una certa cultura elitaria totalmente scollegata dalle reali esigenze della popolazione del pianeta Terra.

 

A Londra il World Built Enviroment Forum affronta i temi delle nuove tecnologie che cambieranno il modo di fare economia

All’evento londinese le novità sul futuro dell’economia e le leve che muoveranno il mercato del 21° secolo. Che ruolo avranno le nuove tecnologie, i cambiamenti climatici e la ridefinizione dei confini di territorio e città

 

World Built Enviroment Forum | L’evento dedicato alle nuove tecnologie che cambiano l’economia

Londra ospiterà il 23 aprile 2018 un evento globale di grande rilievo per monitorare i grandi cambiamenti che stanno investendo il mondo dell’economia in questi ultimi anni. I temi del World Built Enviroment Forum, che si terrà in 2 giorni, dal 23 al 24 aprile, saranno dedicati alle nuove tecnologie che cambieranno il modo di acquisire conoscenze necessarie per impostare strategie di business – come la moneta elettronica e la cyber security – ma anche l’intelligenza artificiale e di come essi influiranno sulle macro-economie e sull’urbanizzazione delle nuove città.

Le città del futuro tra geopolitica e gestione dei dati

L’evento, al quale parteciperà JB Straubel, il co-fondatore di Tesla, sarà un global network per tutte le professionalità coinvolte nei temi trattati, cioè sviluppatori e fornitori di servizi che vogliono trarre dai nuovi trend prospettive in grado di intercettare soluzioni di successo per il mercato del futuro. La gestione dei dati e la tecnologia, così come il rapporto tra geopolitica e mercato, saranno gli argomenti sui quali riflettere per capire i cambiamenti che interessano le città del futuro.

I temi del World Built Enviroment Forum, che si terrà in 2 giorni, dal 23 al 24 aprile, saranno dedicati alle nuove tecnologie che cambieranno il modo di acquisire conoscenze necessarie per impostare strategie di business

Il ruolo delle metropoli nella distribuzione del potere di compravendita | Decentramento delle funzioni grazie ai trasporti di ultima generazione

In un mercato in evoluzione anche quello immobiliare cambia, attraverso una ridistribuzione del tessuto urbano e novità importanti che riguardano le infrastrutture impiegate per favorire lo scambio di merci e il mercato tra Asia ed Europa. Le città cambieranno anche grazie a strategie che faranno sì che gli ambiti urbani più periferici saranno in grado di godere degli stessi servizi e facilitazioni del centro urbano. Case study per immaginare uno scenario possibile sarà presa ad esempio la città di Londra, ma anche altre città europee o metropoli come Tokyo o New York, le quali economie fanno girare intere nazioni o continenti. Il loro ruolo politico, come afferma George Bull, non sorprende. Si potrebbe ripartire con un decentramento delle metropoli, riconsiderando le distanze e i mezzi di locomozione per raggiungere un polo all’altro della città. In questo le nuove tecnologie applicate ai trasporti giocano un ruolo decisivo: accorciando le distanze si accorciano anche le differenze.

Le città cambieranno anche grazie a strategie che faranno sì che gli ambiti urbani più periferici saranno in grado di godere degli stessi servizi e facilitazioni del centro urbano

La casa prefabbricata e modulare rivoluziona il mercato immobiliare: le novità al World Built Enviroment Forum di Londra

Se in città le cose stanno già cambiando, anche nel mercato immobiliare i trend dettano nuovi equilibri, a partire dalla costruzione delle case. Le strutture modulari e prefabbricate saranno un must nei decenni a venire, mentre anche nelle strade, con le automobili che si guidano da sole, autonome o semi-autonome, si ridefiniranno ancora una volta i confini tra tempo e distanza. Tesla già sta testando modelli automatici di automobile in California e a New York. Non si tratta di futuro prossimo, ma di realtà molto vicine al presente.

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Le strutture modulari e prefabbricate saranno un must nei decenni a venire, mentre anche nelle strade, con le automobili che si guidano da sole, autonome o semi-autonome, si ridefiniranno ancora una volta i confini tra tempo e distanza

Cosa cambierà nel commercio del 21° secolo? Le conseguenze delle catastrofi naturali e la ridefinizione dei confini territoriali

Anche l’ambiente naturale avrà il suo peso al World Built Enviroment Forum, soprattutto nella prospettiva delle ultime catastrofi naturali che ultimamente hanno afflitto la terra e hanno avuto un peso notevole nell’economia dei paesi coinvolti. Il Summit è quindi un evento da non perdere per capire quali saranno le leve che muoveranno le dinamiche che influenzeranno il commercio del 21° secolo e dedurre che, proprio come avvenne all’epoca di Cristoforo Colombo e Marco Polo, è il viaggio che fa la differenza, non la destinazione.

 

L’intelligenza artificiale aiuta l’ambiente a interagire con l’uomo. I nuovi modelli di progettazione delle città

L’Intelligenza Artificiale sta già rivoluzionando il mondo della tecnologia con dispositivi in grado di compiere azioni complesse senza l’aiuto dell’uomo. Ma l’ambiente come sta cambiando rispetto a questo?

L’ambiente si adegua all’uomo | le prospettive dell’Intelligenza Artificiale

Per millenni la vita ha cercato di adeguarsi all’ambiente con tutti i mezzi messi a sua disposizione. La resilienza, ovvero la capacità di adattamento nonostante le avversità, è una prerogativa che ha permesso alle specie di sopravvivere al clima e ai predatori, di riprodursi e arrivare fino ai tempi odierni. Una forma di intelligenza, per dirla come Albert Enstein, che definì questo termine tanto blasonato come la “capacità di adattamento nelle situazioni di necessità”. In altre parole, tanto più un organismo modula le sue attitudini in base alle condizioni dell’ambiente in cui si trova, tanto più ottimiste saranno le sue aspettative di sopravvivenza.

La resilienza, ovvero la capacità di adattamento nonostante le avversità, è una prerogativa che ha permesso alle specie di sopravvivere al clima e ai predatori, di riprodursi e arrivare fino ai tempi odierni

Se, fin dall’inizio della vita sulla terra, è stata la vita ad adattarsi all’ambiente, ora, con l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale, si prospetta l’evento inverso, nel quale l’ambiente, dotato a sua volta dall’uomo di intelligenza, e quindi di una capacità di adattamento, sarà esso stesso a conformarsi in base alle esperienze dell’uomo. Fantascienza? No, assolutamente.

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Internet Of Things e Intelligenza Artificiale | Le città del futuro saranno frutto di un progetto portato a termine con l’aiuto dell’ambiente

In un futuro prossimo le macchine saranno in grado di recepire una grande quantità di dati dall’ambiente e configurare in maniera autonoma azioni e meccanismi senza l’intervento dell’uomo. L’intelligenza artificiale delle macchine sarà frutto dell’interazione di tipo fisico o digitale con l’uomo. Non ne sarà dunque estranea. Le città del futuro avranno una coscienza propria e potremo dialogare con loro in maniera più consapevole. Di contro, l’uomo sarà ancora più responsabile della salute dell’ambiente poiché ne sarà co-artefice.

L’intelligenza artificiale, insieme all’Internet Of Things e alla realtà aumentata sarà sempre più presente nelle nostre case, nei nostri dispositivi e nelle nostre città. Non solo supporterà l’uomo nelle fasi realizzative di un progetto, ma anche nella sua ideazione. Milioni sono i dati recepiti dai moderni devices e il loro utilizzo sarà messo a disposizione delle macchine per creare metodi complessi di risoluzione di quesiti.

L’ambiente, dotato a sua volta dall’uomo di intelligenza, e quindi di una capacità di adattamento, sarà esso stesso a conformarsi in base alle esperienze dell’uomo

Un esempio odierno di Intelligenza Artificiale nell’ambiente costruito: Il BIM

Un esempio è il BIM (Builiding Information Modeling). Attraverso l’integrazione dell’A.I.(Artificial Intelligence) nei processi strategici di pianificazione, sarà possibile migliorare la produttività nelle aziende che si occupano di terreni, infrastrutture e immobili. Il BIM (Builiding Information Modeling) aiuta a monitorare in modo più efficiente rispetto ai metodi tradizionali il livello di qualità dell’ambiente costruito nella sua interezza. Di questa e altre soluzioni per introdurre l’AI nel Facility Management nel settore delle costruzioni si è parlato nel rapporto Artificial Intelligence in the Built Environment (L’Intelligenza Artificiale nell’ambiente costruito).