Parlare con le macchine grazie alla Deep Learning | Google fa incetta di romanzi rosa per capire il linguaggio umano

Le reti neurali come chiave per imitare il sistema di gerarchizzazione di concetti tipico dell’apprendimento nell’uomo. Qualche intoppo c’è, ma la strada per la creazione di un modello di comprensione del linguaggio naturale è tutta in discesa

La Deep Learning per la comprensione semantica del linguaggio verbale

Parleremo con le macchine. Succede già da qualche tempo, come per l’assistente virtuale “Ok Google”, ma anche in altri settori della robotica di alto livello. Comprendere il linguaggio umano è un’operazione complessa, certo, ma a quanto pare meno impossibile di quello che si potrebbe credere. Sviluppatasi con ottimi risultati già a partire dagli anni ’80, con la creazione del Deep Learning, un campo di applicazione dell’Intelligenza Artificiale utilizzato nell’apprendimento del linguaggio umano naturale. Anche se le metodologie di sviluppo di tale applicazione sono diverse, come quella detta delle reti neurali profonde, hanno tutte un elemento in comune: una gerarchia dei diversi livelli di rappresentazione di concetti, a partire dal concetto di livello più basso, per poi proseguire a ritroso verso concetti di livello sempre più alto.

Quando si tratta di far assimilare alla macchina metodi di interazione con l’ambiente tipici dell’uomo, la questione non è tanto quella dell’immagazzinamento dei dati, ma quella di far apprendere alla macchina come questi dati possano essere tradotti in maniera simultanea per creare un concetto

Tuttavia la complessità del linguaggio umano, frutto di millenni evoluzione, non può essere ridotto ad una serie di algoritmi, o meglio, non del tutto. Google, per fare in modo che la comprensione del linguaggio naturale sia il più agevole ed efficace possibile, ha fatto “leggere” al suo sistema di apprendimento automatico più di 2800 romanzi rosa, per cogliere le infinite sfumature che la parola scritta (e verbale) può nascondere.

La questione, come si può ben immaginare quando si tratta di far assimilare alla macchina metodi di interazione con l’ambiente tipici dell’uomo, non è tanto quella dell’immagazzinamento dei dati – ma quella di far apprendere alla macchina come questi dati possano essere tradotti in maniera simultanea per creare un concetto – cioè un’elaborazione intelligente dei dati stessi.

Il linguaggio naturale interagisce con l’ambiente generando conoscenza predittiva: i limiti della Deep Learning

Per fare ciò, le centinaia di start up che oggi si dedicano proprio a questa ultima frontiera della AI, utilizzano le reti neurali, metodo di apprendimento della Deep Learning. Con il loro lavoro si possono ottenere quantità enormi di algoritmi.

Ma questo non basta, almeno per il momento, per fornire alla macchina strumenti completi per comprendere il linguaggio naturale. Per due motivi: il primo risiede nell’assimilazione di informazioni di origini e caratteristiche diverse, come accade nella mente umana. Si tratta di insegnare alla macchina un’organizzazione gerarchica delle informazioni provenienti da fonti diverse. Si basa proprio su questo modello il meccanismo di gerarchizzazione dei livelli di concetti del sistema Deep Learning, ma – nel caso del linguaggio verbale – capire come il cervello umano organizza e decodifica i suoni (e i significati che da essi ricava) richiede un ulteriore step di raffinazione del sistema.

Il linguaggio naturale è un connubio di saperi diversi, per fonte, ma soprattutto per metodo di interazione con l’ambiente. Questo procedimento genera quel fenomeno chiamato discontinuità

A questo proposito il Mit ha messo a punto un metodo per allenare la macchina a distinguere i suoni all’interno di una sequenza di rumori disturbanti di sottofondo. Lo scopo è quello di capire come la corteccia celebrale è in grado di effettuare una scrematura dei stimoli uditivi percepiti per poi assimilarli a suoni distinti riferibili a precisi significati. Anche in questo caso capire come funziona la gerarchia messa in atto per classificarli è un’operazione imprescindibile.

Il secondo motivo porta con sé le problematiche del primo e riguarda le informazioni che la macchina è in grado di assimilare. Il linguaggio naturale è un connubio di saperi diversi, per fonte, ma soprattutto per metodo di interazione con l’ambiente. Questo procedimento genera quel fenomeno chiamato discontinuità, un valore aggiunto alla comunicazione: il salto di qualità necessario alla creazione di una conoscenza predittiva.

Le reti neurali, per quanto possano tendere all’imitazione di un processo di gerarchizzazione delle informazioni, sono lontane dalle capacità di apprendimento tipiche dell’intelligenza umana. Per ovviare a questo inconveniente sono stati scritti algoritmi in grado di migliorare la capacità di apprendere della macchina, che utilizzano reti neurali artificiali. Anche stavolta la natura dà una mano all’intelligenza artificiale con un modello matematico ispirato alla rete neurale biologica, capace di creare un modello di apprendimento molto simile a quello umano. Le reti neurali artificiali sono in grado infatti di aumentare la capacità di calcolo della macchina, allineandola con la capacità umana di fare previsioni.

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Pochi dati per volta: come le macchine processano le informazioni

Detto ciò, la comprensione del linguaggio naturale rappresenta uno dei compiti più difficili da impartire ad un processore, per via della complessa sintesi di informazioni da elaborare.

L’organismo di ricerca di Deep Mind (acquisita da Google nel 2014) che si occupa di Intelligenza Artificiale, afferma che il meccanismo di apprendimento dei computer – anche se potenzialmente a lungo spettro – può assimilare “poche” cose per volta, e allo stesso tempo gli algoritmi hanno bisogno di una grande quantità di dati per elaborare un sistema di informazioni capace di generare un livello di astrazione paragonabile a quello umano. Questo richiede, allo stato attuale, un notevole dispendio di tempo e denaro per le aziende che decidono di intraprendere questo percorso.

Nel frattempo, possiamo farci una cultura leggendo Cime Tempestose di Emily Brontë.

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L’intelligenza artificiale è un gioco da esseri viventi. La biologia delle macchine spiegata da Kevin Kelly nel 1996

Il fondatore di Wired più di venti anni fa aveva analizzato nel suo libro i sistemi biologici da cui l’uomo prende ispirazione per creare macchine intelligenti. Nella civiltà del futuro la distinzione tra naturale e artificiale sarà sempre più sottile

La tecnologia nella civiltà neobiologica | Le macchine con competenze ispirate agli esseri viventi

Cosa ci ha lasciato la tecnologia da quando è entrata nelle nostre vite? Non molto di nuovo rispetto a quanto il meccanismo della vita aveva già configurato, a quanto pare. Il fondatore di Wired, il quotidiano americano di informazione scientifica avveniristica, già nel lontano 1996 profetizzava la nascita di una civiltà neobiologica, nella quale le macchine progettate dall’uomo saranno sempre meno distinguibili dalle forme di vita. A parlarne adesso, con l’exploit dell’intelligenza artificiale che si insinua nelle abitudini quotidiane delle persone, pare quasi una previsione scontata. Ma di scontato ha ben poco.

La civiltà neobiologica di cui parla Kelly ha come filo conduttore la vittoria della biologia sulla macchina, che come un flusso senza inizio né fine porta via con sé tutto quello che trova sulla sua strada

Nel libro che Kevin Kelly pubblicò, “Out of Control. La nuova biologia delle macchine, dei sistemi sociali e del mondo” si parla di una tecnologia che per crescere ha bisogno dell’intelligenza della biologia. La logica di “Bios”, ovvero l’intelligenza della vita, è qualcosa di molto complesso che aiuta la tecnologia a imparare alcune funzioni esclusive degli esseri viventi: la capacità di autoriprodursi, di autoripararsi, di evolvere e di apprendere. Il trasferimento di tali competenze sarà necessario perchè l’uomo ha creato sistemi sofisticati di intelligenza artificiale, che per essere veramente utili, dovranno essere dotati della parvenza del miracolo della vita.

Tecne e Bios insieme per una nuova forma di intelligenza

D’altronde fin dagli albori della civiltà l’uomo si rifaceva ai sistemi naturali per capire il mistero dell’esistenza di ogni cosa. Poi sono nate le macchine, è nata la tecnologia, la logica di “Tecne” ha creato sistemi complessi che spesso hanno sostituito l’intelligenza umana nello svolgimento di alcuni compiti. La bioingegneria ha modificato alcuni processi vitali. Ma nel prossimo futuro sarà necessario il procedimento inverso, ovvero quello che trasferisce il sapere biologico a quello artificiale. Le macchine, sempre più complesse, saranno più vicine ad un metodo di “funzionamento” proprio degli organismi viventi. Allo stesso tempo ciò che è biologico subirà forme sempre più sofisticate di ingegnerizzazione. La civiltà neobiologica di cui parla Kelly ha come filo conduttore la vittoria della biologia sulla macchina, che – come un flusso senza inizio né fine – porta via con sé tutto quello che trova sulla sua strada.

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La natura, così duramente sfruttata dall’uomo, avrà la sua rivincita nel lungo periodo. Anche l’intelligenza artificiale dovrà piegarsi alle leggi che governano la vita sulla terra, probabilmente connesse con le stesse che hanno ragione di esistere anche nell’universo. Il modello economico tradizionale, come spiega il fondatore di Wired nel libro, ne verrà profondamente intaccato, così come il modo di captare e produrre innovazione. Come viene ricordato nel saggio di Kelly, la natura non è solo una banca dati di geni e ed ecosistemi da preservare, è preziosa per trarre testimonianze, paradigmi e teorie. Distruggere le sue traccie, così come le tracce delle civiltà che ne hanno tratto significato, equivale a distruggere una possibilità di capire dove siamo e dove stiamo andando. Dunque Il futuro che la civiltà neobiologica ci prospetta non fa più paura a chi aveva paura delle macchine, ma forse farà paura a chi teme l’imprevedibilità della vita.

Donne e lavoro | Le opportunità che offre la rivoluzione digitale a chi sa adeguarsi alla nuova flessibilità

A distanza di un giorno dalla Festa Internazionale della Donna si sta celebrando da qualche tempo un altro avvento, quello della tecnologia 4.0 nel mondo del lavoro. Le donne e i giovani possono farsi strada nella giungla della precarietà con l’aiuto dei strumenti che apporta la rivoluzione digitale

 

 Occupazione e mondo del digitale | Segnali favorevoli per donne e giovani

La tecnologia nel mondo del lavoro non spaventa più come prima. Adesso, grazie ai numerosi posti di lavoro che crescono ogni giorno nel settore del digitale, il lavoratore precario si affaccia con meno timore nel mercato dell’occupabilità. Anche chi non ha una laurea, requisito previdenziale in genere per chi si candida come lavoratore 4.0, ora può contare su le opportunità che offre questa nuova struttura del lavoro. In Europa come Italia, la tecnologia ha creato flessibilità, che prevede una maggiore precarietà ma anche una gestione più liquida dell’impegno lavorativo.

L’osservatorio Startupper’s Voice ha evidenziato il fatto che oggi il 40% percento delle start up italiane non è riuscito a trovare figure adatte ai profili professionali ricercati nel settore del digitale

Come confermano i recenti dati Ocse, la rivoluzione digitale avrà un impatto molto potente su tutte le tipologie di lavoratori, ma in particolare su alcune categorie che finora hanno combattuto con le magagne di un lavoro troppo “flessibile” e che ora vedranno ribaltarsi questa condizione in favorevole: i giovani e le donne. L’osservatorio Startupper’s Voice ha evidenziato il fatto che oggi il 40% percento delle start up italiane non è riuscito a trovare figure adatte ai profili professionali ricercati, ovviamente nel settore del digitale. Nel rapporto Ocse Going Digital: the future of work for women, la flessibilità sarà un alleato valido nel lavoro delle donne. Flessibilità significa maggiore autonomia nella scelta di luoghi e orari di lavoro e una diminuzione del divario retributivo tra uomini e donne laddove esiste questa opportunità. Unico neo: aumento della precarietà e una scissione meno netta tra vita privata e lavoro.

Con l’avvento di nuovi strumenti per lavorare se ne introducono altri che ammortizzano la disoccupazione creata nel breve termine, come l’abbassamento dei prezzi di beni e servizi grazie alla collaterale diminuzione dei costi di produzione

L’automazione tra i protagonisti della rivoluzione digitale

Per quanto riguarda il tanto temuto mostro dell’automazione, che vede protagonista l’Intelligenza Artificiale, non ci saranno invece particolari deflessioni nel tasso di occupazione tra le donne. Questo, ovviamente vale anche per tutte le altre categorie di lavoratori. Come spiega il rapporto Ocse, la tecnologia si adegua alle abitudini umane più lentamente di quanto si possa immaginare. Con l’avvento di nuovi strumenti per lavorare se ne introducono altri che ammortizzano la disoccupazione creata nel breve termine, come l’abbassamento dei prezzi di beni e servizi grazie alla collaterale diminuzione dei costi di produzione. Insomma, si tratta di un meccanismo già rodato nel corso dei secoli che porterà a nuovi equilibri.

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Se la rivoluzione digitale sarà gestita in maniera efficiente dalle politiche coinvolte, sarà una vera e propria rivoluzione anche nel mondo del lavoro al femminile

I benefici nel lungo periodo | Opportunità nel mondo del lavoro al femminile

Anche le mamme di adesso potranno ringraziare l’IT Technology, perchè chi nascerà in questo millennio potrà avere nei prossimi venti anni enormi benefici dalle tecnologie sperimentate ora dal lavoro digitale, in termini di tasso di occupazione e qualità dell’ambiente lavorativo. Il 65% dei bambini che inizia ora un percorso scolastico svolgerà dei lavori che oggi non esistono. Se la rivoluzione digitale sarà gestita in maniera efficiente dalle politiche coinvolte, sarà una vera e propria rivoluzione anche nel mondo del lavoro al femminile, in modo tale da promuovere l’integrazione delle nuove tecnologie nella quotidianità della lavoro e fare in modo che questa risulti un’opportunità per tutti, uomini, donne e soggetti svantaggiati. Nel frattempo, ogni donna, nel suo piccolo, può iniziare a guardare con occhi fiduciosi il futuro che ci daranno le macchine.

 

 

 

A Londra il World Built Enviroment Forum affronta i temi delle nuove tecnologie che cambieranno il modo di fare economia

All’evento londinese le novità sul futuro dell’economia e le leve che muoveranno il mercato del 21° secolo. Che ruolo avranno le nuove tecnologie, i cambiamenti climatici e la ridefinizione dei confini di territorio e città

 

World Built Enviroment Forum | L’evento dedicato alle nuove tecnologie che cambiano l’economia

Londra ospiterà il 23 aprile 2018 un evento globale di grande rilievo per monitorare i grandi cambiamenti che stanno investendo il mondo dell’economia in questi ultimi anni. I temi del World Built Enviroment Forum, che si terrà in 2 giorni, dal 23 al 24 aprile, saranno dedicati alle nuove tecnologie che cambieranno il modo di acquisire conoscenze necessarie per impostare strategie di business – come la moneta elettronica e la cyber security – ma anche l’intelligenza artificiale e di come essi influiranno sulle macro-economie e sull’urbanizzazione delle nuove città.

Le città del futuro tra geopolitica e gestione dei dati

L’evento, al quale parteciperà JB Straubel, il co-fondatore di Tesla, sarà un global network per tutte le professionalità coinvolte nei temi trattati, cioè sviluppatori e fornitori di servizi che vogliono trarre dai nuovi trend prospettive in grado di intercettare soluzioni di successo per il mercato del futuro. La gestione dei dati e la tecnologia, così come il rapporto tra geopolitica e mercato, saranno gli argomenti sui quali riflettere per capire i cambiamenti che interessano le città del futuro.

I temi del World Built Enviroment Forum, che si terrà in 2 giorni, dal 23 al 24 aprile, saranno dedicati alle nuove tecnologie che cambieranno il modo di acquisire conoscenze necessarie per impostare strategie di business

Il ruolo delle metropoli nella distribuzione del potere di compravendita | Decentramento delle funzioni grazie ai trasporti di ultima generazione

In un mercato in evoluzione anche quello immobiliare cambia, attraverso una ridistribuzione del tessuto urbano e novità importanti che riguardano le infrastrutture impiegate per favorire lo scambio di merci e il mercato tra Asia ed Europa. Le città cambieranno anche grazie a strategie che faranno sì che gli ambiti urbani più periferici saranno in grado di godere degli stessi servizi e facilitazioni del centro urbano. Case study per immaginare uno scenario possibile sarà presa ad esempio la città di Londra, ma anche altre città europee o metropoli come Tokyo o New York, le quali economie fanno girare intere nazioni o continenti. Il loro ruolo politico, come afferma George Bull, non sorprende. Si potrebbe ripartire con un decentramento delle metropoli, riconsiderando le distanze e i mezzi di locomozione per raggiungere un polo all’altro della città. In questo le nuove tecnologie applicate ai trasporti giocano un ruolo decisivo: accorciando le distanze si accorciano anche le differenze.

Le città cambieranno anche grazie a strategie che faranno sì che gli ambiti urbani più periferici saranno in grado di godere degli stessi servizi e facilitazioni del centro urbano

La casa prefabbricata e modulare rivoluziona il mercato immobiliare: le novità al World Built Enviroment Forum di Londra

Se in città le cose stanno già cambiando, anche nel mercato immobiliare i trend dettano nuovi equilibri, a partire dalla costruzione delle case. Le strutture modulari e prefabbricate saranno un must nei decenni a venire, mentre anche nelle strade, con le automobili che si guidano da sole, autonome o semi-autonome, si ridefiniranno ancora una volta i confini tra tempo e distanza. Tesla già sta testando modelli automatici di automobile in California e a New York. Non si tratta di futuro prossimo, ma di realtà molto vicine al presente.

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Le strutture modulari e prefabbricate saranno un must nei decenni a venire, mentre anche nelle strade, con le automobili che si guidano da sole, autonome o semi-autonome, si ridefiniranno ancora una volta i confini tra tempo e distanza

Cosa cambierà nel commercio del 21° secolo? Le conseguenze delle catastrofi naturali e la ridefinizione dei confini territoriali

Anche l’ambiente naturale avrà il suo peso al World Built Enviroment Forum, soprattutto nella prospettiva delle ultime catastrofi naturali che ultimamente hanno afflitto la terra e hanno avuto un peso notevole nell’economia dei paesi coinvolti. Il Summit è quindi un evento da non perdere per capire quali saranno le leve che muoveranno le dinamiche che influenzeranno il commercio del 21° secolo e dedurre che, proprio come avvenne all’epoca di Cristoforo Colombo e Marco Polo, è il viaggio che fa la differenza, non la destinazione.

 

L’intelligenza artificiale aiuta l’ambiente a interagire con l’uomo. I nuovi modelli di progettazione delle città

L’Intelligenza Artificiale sta già rivoluzionando il mondo della tecnologia con dispositivi in grado di compiere azioni complesse senza l’aiuto dell’uomo. Ma l’ambiente come sta cambiando rispetto a questo?

L’ambiente si adegua all’uomo | le prospettive dell’Intelligenza Artificiale

Per millenni la vita ha cercato di adeguarsi all’ambiente con tutti i mezzi messi a sua disposizione. La resilienza, ovvero la capacità di adattamento nonostante le avversità, è una prerogativa che ha permesso alle specie di sopravvivere al clima e ai predatori, di riprodursi e arrivare fino ai tempi odierni. Una forma di intelligenza, per dirla come Albert Enstein, che definì questo termine tanto blasonato come la “capacità di adattamento nelle situazioni di necessità”. In altre parole, tanto più un organismo modula le sue attitudini in base alle condizioni dell’ambiente in cui si trova, tanto più ottimiste saranno le sue aspettative di sopravvivenza.

La resilienza, ovvero la capacità di adattamento nonostante le avversità, è una prerogativa che ha permesso alle specie di sopravvivere al clima e ai predatori, di riprodursi e arrivare fino ai tempi odierni

Se, fin dall’inizio della vita sulla terra, è stata la vita ad adattarsi all’ambiente, ora, con l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale, si prospetta l’evento inverso, nel quale l’ambiente, dotato a sua volta dall’uomo di intelligenza, e quindi di una capacità di adattamento, sarà esso stesso a conformarsi in base alle esperienze dell’uomo. Fantascienza? No, assolutamente.

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Internet Of Things e Intelligenza Artificiale | Le città del futuro saranno frutto di un progetto portato a termine con l’aiuto dell’ambiente

In un futuro prossimo le macchine saranno in grado di recepire una grande quantità di dati dall’ambiente e configurare in maniera autonoma azioni e meccanismi senza l’intervento dell’uomo. L’intelligenza artificiale delle macchine sarà frutto dell’interazione di tipo fisico o digitale con l’uomo. Non ne sarà dunque estranea. Le città del futuro avranno una coscienza propria e potremo dialogare con loro in maniera più consapevole. Di contro, l’uomo sarà ancora più responsabile della salute dell’ambiente poiché ne sarà co-artefice.

L’intelligenza artificiale, insieme all’Internet Of Things e alla realtà aumentata sarà sempre più presente nelle nostre case, nei nostri dispositivi e nelle nostre città. Non solo supporterà l’uomo nelle fasi realizzative di un progetto, ma anche nella sua ideazione. Milioni sono i dati recepiti dai moderni devices e il loro utilizzo sarà messo a disposizione delle macchine per creare metodi complessi di risoluzione di quesiti.

L’ambiente, dotato a sua volta dall’uomo di intelligenza, e quindi di una capacità di adattamento, sarà esso stesso a conformarsi in base alle esperienze dell’uomo

Un esempio odierno di Intelligenza Artificiale nell’ambiente costruito: Il BIM

Un esempio è il BIM (Builiding Information Modeling). Attraverso l’integrazione dell’A.I.(Artificial Intelligence) nei processi strategici di pianificazione, sarà possibile migliorare la produttività nelle aziende che si occupano di terreni, infrastrutture e immobili. Il BIM (Builiding Information Modeling) aiuta a monitorare in modo più efficiente rispetto ai metodi tradizionali il livello di qualità dell’ambiente costruito nella sua interezza. Di questa e altre soluzioni per introdurre l’AI nel Facility Management nel settore delle costruzioni si è parlato nel rapporto Artificial Intelligence in the Built Environment (L’Intelligenza Artificiale nell’ambiente costruito).