L’importanza di chiamarsi Ernesto: quando andare controcorrente non è solo un’opzione

L’IA segna uno spartiacque, evidenziando l’importanza della neutralità nel racconto degli eventi. L’elaborazione dei dati da parte dei Large Language Models offre una prospettiva complessa della realtà, rendendo essenziale sviluppare “opinioni fuori dalla massa” per trascendere i pregiudizi del senso comune

Scrivo per i social e per il web da circa 10 anni. Essere presente nel meccanismo della visibilità è sempre stato un compito complesso del Social Media Manager, una prassi più o meno affrancata del Web Content Creator. Anno dopo anno ho imparato a come stabilire un contatto tra l’azienda – il cliente – il marchio, e il suo pubblico. La prassi è diventata un’abitudine a cui affidare le proprie best pratics. 

La resa dei conti con la propria coscienza l’essere umano la sta facendo con l’Intelligenza Artificiale di mezzo, che è arrivata come un treno nelle case di chi non sapeva neanche cosa fosse un microchip

Poi qualcosa nel meccanismo del racconto del contenuto da proporre si è rotto. Non si è trattato di qualcosa che ha riguardato il mio lavoro, ma è andato più a fondo, nel mio rapporto con l’informazione.

La tecnologia per ampliare il dubbio ma fornire gli strumenti per avere una opinione diversa

Ho assistito, senza poter fare ovviamente nulla, alla valanga di dati e scorporamento di visioni rispetto a quello che accadeva. Troppa informazione. Quello che stava accadendo era legato principalmente alla crescita esponenziale delle fonti e delle modalità di diffondere informazioni, spesso (anche) per finalità commerciali o di credo politico – in modo piuttosto incontrollato – complice il quadro apocalittico del periodo storico in corso e l’avanzare dell’Intelligenza Artificiale. Già, l’Intelligenza Artificiale. Era il 2017 quando ne parlai per la prima volta nel mio blog. Ne feci un cavallo di battaglia dei miei argomenti preferiti. Ammetto di essere stata abbastanza controcorrente per il mercato italiano dei grandi numeri di quegli anni. Ma a me questo concetto del rapporto dell’uomo con l’altro da sé mi ha sempre appassionato. Altro da sé inteso come tecnologia o natura e – perché è anche questo – tutto il resto. Ma negli anni dell’abbondanza di informazioni di cui citavo sopra, l’Intelligenza Artificiale pare essere diventata lo strumento del caos. La resa dei conti con la propria coscienza l’essere umano la sta facendo con l’Intelligenza Artificiale di mezzo, che è arrivata come un treno nelle case di chi non sapeva neanche cosa fosse un microchip. Con il risultato che adesso, le cose le puoi sapere anche grazie all’Intelligenza Artificiale. Che te le spiega, ma, per fortuna, adesso te le spiega come fosse un bambino cresciuto troppo in fretta, senza riflettere troppo. O riflettendo abbastanza per farti arrivare ad una verità meno blasonata, a seconda dei punti di vista. 

Jack Worthing inventa un fratello minore malato di nome Ernesto in città, mentre Algernon Moncrieff crea un amico malato di nome Bunbury in campagna, permettendo a entrambi gli uomini di indulgere in attività frivole sotto falsi pretesti

Che sia o meno una rampa di lancio per chi di soldi né faceva anche prima o per chi spera di farne tanti, l’Intelligenza Artificiale ha segnato lo spartiacque tra l’uso sconsiderato di informazione e l’importanza della neutralità – quanto più è possibile – nel racconto di un evento. Che sia pubblicità, un libro, un commento su un social media, un diario personale, una telecronaca, adesso c’è una livella che tutto mette a posto, che vorrebbe farti ragionare sul fatto che la pluralità di informazioni esiste solo se esente dai meccanismi coercitivi di filtrazione da parte del soggetto che ne riceve i dati. L’elaborazione dei dati da parte dei Large Language Models ci regala uno spaccato ben sfaccettato della realtà. Nel quale avere opinioni fuori dalla massa è diventato ancora più importante. È diventato necessario per chiamarsi fuori. Ma non fuori dal mondo, solamente fuori dai “pregiudizi”. Perché i dati estratti dall’Intelligenza Artificiale sono una cartina tornasole del senso comune, ma anche dei modi per uscirne fuori. Per sempre. 

L’importanza di chiamarsi Ernesto: l’opera sulle convenzioni sociali di Oscar Wilde

Ho citato nel titolo un’opera dello scrittore Oscar Wilde: “The Importance of Being Earnest” – anticonformista e bohémien nella vita pubblica e privata, che ha pagato in prima persona il prezzo di non chiamarsi Ernest. Nell’epoca in cui è stato scritto il romanzo, l’esistenza, per chi andava controcorrente, era un bel po’ più dura di un commento acido sotto un post.

Il capolavoro comico intramontabile di Oscar Wilde, L’importanza di chiamarsi Ernesto, si erge come una satira sociale pungente della moralità vittoriana e delle sue intrinseche ipocrisie. Più che una semplice farsa, l’opera disseziona meticolosamente l’abisso tra le apparenze esteriori e le realtà interiori, evidenziando acutamente la coerenza spesso assente tra ciò che si pensa e ciò che si fa. Al suo centro, la narrazione ruota attorno a protagonisti che adottano identità alternative per sfuggire agli obblighi sociali, una pratica nota come “Bunburying“. Questo deliberato abbraccio di doppie vite sottolinea la critica di Wilde a una società che valorizzava la rispettabilità superficiale rispetto alla sincerità genuina.

Le storie dei personaggi di Wilde per dissolvere la disonestà di un mondo di artificio

Il titolo stesso, L’importanza di chiamarsi Ernesto, gioca sul doppio significato della parola: sia il nome proprio maschile che la virtù della serietà e della sincerità (onesto). Ironia della sorte, i personaggi che più ardentemente perseguono il nome “Ernesto” sono i meno seri nella loro condotta, dimostrando costantemente una profonda disconnessione tra i loro valori dichiarati e i loro comportamenti reali. Jack Worthing inventa un fratello minore malato di nome Ernesto in città, mentre Algernon Moncrieff crea un amico malato di nome Bunbury in campagna, permettendo a entrambi gli uomini di indulgere in attività frivole sotto falsi pretesti. Questo inganno sistematico serve come veicolo principale di Wilde per esporre la superficialità delle classi superiori, dove il mantenimento di una facciata lucida e l’adesione a rigide convenzioni sociali spesso superavano l’integrità morale e l’autenticità del sé. Attraverso dialoghi arguti e intricati colpi di scena, Wilde espone brillantemente le lunghezze assurde a cui gli individui si spingono per evitare le responsabilità “serie” della vita, preferendo invece un mondo di artificio e convenienza. L’opera suggerisce che in una società ossessionata dallo status e dalla reputazione, la vera importanza non risiede nel possedere il nome “Ernesto” ma nell’incarnare una genuina serietà – un impegno costante verso la verità e la coerenza tra i propri pensieri interni e le azioni esterne. Illustrando comicamente le insidie di questa dissonanza morale, Wilde invita il suo pubblico a riflettere sulla natura dell’autenticità e sulle pressioni sociali che spingono gli individui a compromettere il loro vero sé per il bene del decoro.

Anticonformismo: il coraggio della verità

La versione “virtuale” del proprio anticonformismo non esisteva ancora, e infatti chi lo era, anticonformista, poteva esserlo solo sul serio. Per essere anticonformisti ci vogliono coraggio e i giusti presupposti. Si paga spesso il prezzo della solitudine e dell’ostilità. Ma soprattutto ci vuole un’opportunità. Su un social media, in una stanza d’ospedale o di un carcere, nel tepore di una casa circondato dagli affetti più o meno cari, da solo in una stazione della metropolitana, davanti a un PC per scrivere l’ultimo pezzo sulla guerra in Medio Oriente. Ognuno può essere controrrente a modo suo. E allora non sarà più importante chiamarsi Ernesto, a quel punto. Parola di ChatGPT.

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Immagine di copertina: ““Flag Ship” by Claudia Sistelli – 2025 – Tinyliliac Art

Riferimenti Bibliografici:

Social Discontent and Oscar Wilde

Bansal

International Journal of English Literature and Social Sciences
·
2021

SOCIAL CRITICISM TOWARDS LATE VICTORIAN SOCIETY AND THE THEME OF SACRIFICE IN OSCAR WILDES THE HAPPY PRINCE

Nha, Hoa

International Journal of Advanced Research
·
2020

The Importance of Being Earnest (1895) by Oscar Wilde: Conformity and Resistance in Victorian Society

Bastiat

Cahiers victoriens et édouardiens
·
2010

Comedy of Manners in the Importance of Being Earnest

Kokila, Abarna

International Journal of Trend in Scientific Research and Development
·
2019

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